Ad un mese dall’inizio della tanto agognata fase 2 e al ritorno alla “normalità” la speranza del mondo è senza dubbio quella di non sentire più parlare più di Covid-19. Tuttavia, per quanto forti siano le motivazioni a dimenticare, la realtà è ben diversa dalle speranze dato che il Coronavirus è ancora presente ed attivo in Italia e nel mondo: pochi giorni fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità è tornata a farsi sentire con un comunicato riguardo l’utilizzo dei guanti in lattice, i quali, secondo l’OMS, più che uno strumento di prevenzione rappresenterebbero un veicolo di contagio.

L’utilizzo dei guanti come strumento di prevenzione è un argomento su cui l’attenzione pubblica si è più volte concentrata negli scorsi mesi suscitando dibattiti e dando vita a diverse scuole di pensiero.

Ci ha pensato l’OMS a mettere la parola “fine” alla questione, dichiarando ufficialmente nella sezione risposte del suo sito che l’uso dei guanti [può] “ aumentare il rischio di infezione, dal momento che può portare alla auto-contaminazione o alla trasmissione ad altri quando si toccano le superfici contaminate e quindi il viso”.

I guanti rappresenterebbero dunque un pericolo non solo per coloro che li indossano, ma anche per gli altri: basti pensare a fase delicate del quotidiano come la spesa al supermercato dove entriamo a contatto con frutta e verdura inconsapevolmente vittima delle nostre cattive abitudini. Come proteggere allora noi stessi e le persone intorno a noi? L’OMS ha ribadito il successo preventivo della mascherina, auspicando che tutti gli esercizi commerciali coadiuvino il suo impiego con stazioni igienizzanti ben visibili:
“In luoghi pubblici come i supermercati, oltre al distanziamento fisico è raccomandata l’installazione di distributori di gel igienizzante per le mani all’ingresso e all’uscita. Migliorando ampiamente le pratiche di igiene delle mani, i paesi possono aiutare a prevenire la diffusione del nuovo coronavirus”.

“Non c’è peggio sordo di chi non vuol sentire”: non l’ha detto l’OMS, ma potrebbe essere il titolo delle nuove linee guida impartite nei giorni scorsi che a dirla tutta non sembrano differire troppo da quelle condivise all’inizio di questa brutta storia da virologi ed esperti del contagio.
Mascherine, distanziamento, igiene personale: nessuna di queste pratiche da sola è in grado di proteggerci dal Covid-19, e purtroppo, come in molte altre circostanze, si tende a dimenticare che viviamo in una comunità dove i nostri comportamenti hanno un enorme impatto su “gli altri”, di cui ci interessa forse troppo poco.

Non c’è dubbio che una sana educazione civica avrebbe certamente ridimensionato l’entità del pericolo a cui l’emergenza Coronavirus ci ha esposto, ma la speranza è sempre quella che l’uomo abbia memoria dei suoi errori e che sia in grado di imparare dagli stessi.

Fonte: ANSA

Michele Luciani

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